Chiesa e Convento di San Domenico

Chiesa e Convento di San Domenico

I Domenicani, giunti a Trapani nei primi del XIII (circa1221-1229), si stabilirono inizialmente nel quartiere ebraico, nella chiesa del Gesù (nei pressi della Lapide delle 40 ore).

Re Giacomo d’Aragona nel 1289 concesse loro il poggio più alto della città dove sorgeva la cappella di Santa Maria Vergine, che i Domenicani allargarono e ristrutturarono intitolandola Santa Maria La Nova; nello stesso periodo iniziarono la costruzione del convento attiguo.

Dell’originaria cappella rimane un affresco bizantineggiante (a destra dell’ingresso) raffigurante la Madonna del latte.

Nei primi del ‘400 fu realizzato il campanile a pianta ottagonale, rinforzato agli angoli; all’interno vi si trova una caratteristica scala  elicoidale di pietra arenaria.

La chiesa nel ‘500 fu dedicata a San Domenico e venne dichiarata Cappella Reale: infatti nel 1318 vi fu sepolto Manfredi figlio Federico III D’Aragona, morto cadendo da cavallo,si crede che gli fu dedicata una Cappella detta anche dei Crociati, posta dietro l’abside, decorata con affreschi in parte ancora visibili che raffigurano una Crocifissione, di fattura trecentesca , San Domenico, Santa Lucia e Santa Caterina (sec. XIV- XV).

L’intero complesso ha subìto tra il 1600 e il 1700 una serie di restauri che hanno mantenuto l’assetto strutturale ma trasformato l’originario aspetto interno, con l’inserimento di intonaci e stucchi; furono rimaneggiati anche i due chiostri e gli ambienti del convento.

Durante i restauri del XVIII fu aggiunta la Cappella del Crocefisso, progettata da Giovanni Biagio Amico, per custodirvi la statua lignea del Crocefisso gotico doloroso del secolo XIV.

Della chiesa trecentesca rimangono pochi resti: il rosone di stile gotico chiaramontano con decorazioni ad intaglio, floreali, vegetali e a zig-zag, l’abside poligonale all’esterno e circolare all’interno, le finestre monofore nel lato sud.

All’interno si conservano numerose opere di artisti locali: una scultura in legno tela e colla di S. Vincenzo Ferreri di Mario Ciotta (sec. XVII), un tabernacolo in argento (1790), un dipinto raffigurante S. Pietro Martire di Andrea Carreca (sec.XVII). Inoltre  vi sono sepolti il Re Teobaldo di Navarra e la moglie Isabella, morti nel 1270 di peste al ritorno da Tunisi.

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