Monumenti e siti archeologici

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MONUMENTI E SITI ARCHEOLOGICI

L’itinerario monumentale ha inizio da Trapani, città capoluogo dell’ex provincia, con il suo caratteristico centro storico che nella parte più antica, di impronta araba, conserva strade lastricate e case con cortile. Lungo le vie principali prospettano chiese e palazzi barocchi: degne di nota le facciate di palazzo Milo in via Garibaldi, del Palazzo Senatorio in via Torrearsa, della chiesa del Collegio dei Gesuiti in corso Vittorio Emanuele: quest’ultima all’interno è riccamente decorata con stucchi e marmi mischi. Lungo la stessa via si trova la cattedrale di San Lorenzo, edificata su una cappella del consolato dei Genovesi, presumibilmente del secolo XI, ricostruita nel XVII, ha un portico del XVIII secolo.

Da visitare inoltre la chiesa del Purgatorio (secolo XVII), con facciata settecentesca, che custodisce i gruppi statuari dei Misteri, in “legno tela e colla”, raffiguranti episodi della passione di Cristo, che vengono portati in processione il Venerdì Santo.

Da non tralasciare le trecentesche chiese di Sant’Agostino (piazzetta Saturno) con rosone gotico chiaramontano, e di San Domenico (piazza San Domenico) che conserva un gotico Crocefisso ligneo e affreschi tre-quattrocenteschi, in una cappella dietro l’abside.

Fuori dal centro storico si trova il santuario dell’Annunziata, di origine trecentesca che ospita la preziosa statua marmorea della Madonna di Trapani, attribuita a Nino Pisano (c.1360). Nell’attiguo ex convento dei padri Carmelitani ha sede il Museo Regionale “A. Pepoli” che comprende raccolte di dipinti, sculture e arti decorative; ben documentata è la produzione trapanese in corallo, con manufatti dei secoli XVII e XVIII.

Dopo Trapani, la tappa successiva dell’itinerario monumentale è sicuramente Erice, città situata sulla vetta del monte omonimo, a 751 metri s.l.m. Di antiche origini elime, successivamente abitata da Punici, Romani, Bizantini Arabi e Normanni, conserva oggi l’aspetto medievale con vie strette, pavimentate a selciato. Vi si conserva il tratto nord-ovest delle mura, cosiddette “ciclopiche”, costruite dagli Elimi (VIII secolo a.C.), consolidate dai Punici (VI secolo a.C.), completate dai Normanni (XII secolo d.C.), lungo il quale si aprono tre porte: Spada, Carmine, Trapani.

Interessante monumento è la chiesa Madre con il vicino campanile; edificata nel secolo XIV, completamente rinnovata all’interno nel XIX, la chiesa custodisce pregevoli opere d’arte tra cui una ancona marmorea di Giuliano Mancino (1533). Del secolo XIII è invece il campanile con elementi gotico-chiaramontani.

Da visitare inoltre il castello normanno, costruito sui resti del tempio di Venere, i giardini del Balio, il Polo Museale che raccoglie significative testimonianze archeologiche rinvenute ad Erice e dintorni, dipinti e sculture, tra cui una Annunciazione di Antonello Gagini (1525), oltre che manufatti dell’artigianato artistico locale.

Scendendo dalla vetta ericina si giunge nel territorio collinare di Valderice: da visitare il suggestivo Santuario di Maria Santissima della Misericordia, sorto nel sito in cui si trovava un’edicola della Madonna dai poteri miracolosi; edificato tra il XVII e il XVIII secolo, fu completato dall’architetto trapanese Biagio Amico.

Interessante è inoltre il cosiddetto Arco del Cavaliere, nell’omonima località, ossia ciò che rimane di un’antica cappella a pianta quadrata destinata ad ospitare il quadro sacro della Madonna di Custonaci durante i suoi trasporti tra Custonaci e Erice.

Immerso nel verde della pineta comunale si trova il teatro all’aperto, creato in una cava dismessa, che durante la stagione estiva si anima con manifestazioni culturali di rilievo. Merita una visita il Molino Excelsior, un complesso di ambienti adibiti a molitura del grano, residenza, cucina, che funzionò fino alla fine degli anni ’60.

Dal centro urbano di Valderice, scendendo verso il mare, attraverso la via su cui si affacciano ville ottocentesche e lussureggianti giardini, si giunge a Bonagia dove si eleva la suggestiva Torre della tonnara (XVI-XVII secolo), oggi piccolo museo della contigua tonnara; quest’ultima, sebbene trasformata in albergo, conserva ancora la fisionomia dell’antica struttura con ampio cortile interno su cui si affacciavano gli ambienti dei magazzini a pianoterra e le abitazioni del primo piano.

Dalla Tonnara di Bonagia si prosegue verso Custonaci; lungo la riva si può ammirare il meraviglioso paesaggio sul mar Tirreno, attorno allo splendido golfo chiuso fra le colline e concluso dal monte Cofano, lasciando intravedere la Punta Lunga di San Vito Lo Capo.

Il litorale da Bonagia a Cornino (c. Km.6) si presenta variegato per la presenza di bianche spiaggette e rocce frastagliate; in una zona pianeggiante, lungo la strada che conduce al Lido Valderice, a 400 metri dal mare, si raggiunge la Torre Sciare, probabilmente costruita nel secolo XVI con funzione difensiva, ma successivamente incorporata in un baglio e trasformata in residenza stagionale della famiglia Adragna.

Dirigendosi verso Custonaci,  si arriva a Scurati  dove si trova la Grotta Mangiapane, un grandissimo riparo in roccia, nel cui interno  è ubicato un minuscolo borgo che in alcuni periodi dell’anno ospita  un Museo Vivente rievocante antichi mestieri, usi e tradizioni, e nel periodo natalizio, il presepe.

Dalla baia di Cornino inizia un sentiero che si inoltra nella Riserva Naturale orientata Monte Cofano e consente di osservare la torre di San Giovanni (secolo XVI), la chiesetta del Crocefisso, meta di pellegrinaggi nell’ultimo venerdì di marzo, la sovrastante Grotta omonima, e l’ex tonnara di Cofano.

Sostando a Custonaci si possono inoltre visitare le cave dei pregiati marmi ed il bel santuario nel quale si venera il quadro della Madonna di Custonaci: di origini tardo cinquecentesche, è il monumento più rappresentativo della città, luogo di antico culto e meta di pellegrinaggi. La facciata con portale ad archi ogivali e rosone, l’interno neogotico sono l’espressione degli ultimi rifacimenti avvenuti agli inizi del secolo XX. Di grande effetto decorativo la monumentale scala e il pavimento del sagrato a selciato con caratteristici ciottoli di pietra. Da non tralasciare l’attigua “Casa del pellegrino e convento dei francescani” che raccoglie suppellettile liturgica, argenterie e opere legate al culto della Madonna di Custonaci tra cui l’elegante e robusta cassa in legno decorato (1831), utilizzata per i famosi “trasporti” – andata e ritorno per Erice – della preziosa tavola, ora nel Santuario.

Lungo la strada provinciale che da Custonaci porta a San Vito Lo Capo, poco prima del centro urbano di questa rinomata località balneare, si incontra la cappella di Santa Crescenzia, piccolo suggestivo edificio a pianta quadrata, originale esempio di architettura di fine secolo XV-inizi XVI, con influenze arabe, normanne e gotiche, dalla particolare soluzione della cupola, sostenuta da trombe a ventaglio.

Nella piazza principale del paese si erge, robusto e solenne, il santuario-fortezza dedicato a San Vito, sorto presumibilmente nel secolo XV, inglobando le strutture di una preesistente chiesa paleocristiana e rafforzato nel secolo XVI; recenti restauri (2003) hanno riportato in luce un ipogeo con due pozzi, forse destinati ad attività cultuali.

Lungo la fascia costiera svettano le torri Scieri, Mpisu e Isulidda, realizzate nel secolo XVI per avvistare la presenza dei pirati che infestavano il mare Mediterraneo. Nel Golfo del Secco si trova l’impianto a terra di una dismessa tonnara, documentata fin dal 1412. Nei pressi resistono al tempo le antiche vasche cetarie, risalenti al IV secolo a.C., destinate alla lavorazione del pregiato garum, la salsa di pesce di cui i Romani andavano ghiotti.

La presenza dell’uomo nel territorio è documentata da graffiti, pitture e materiali litici di età preistorica, rinvenuti nelle numerose grotte. Alcune incisioni sono visibili sulle pareti della grotta dell’Uzzo, all’interno della Riserva dello Zingaro, che ha anche restituito frammenti di vasi, selci, ossidiana, oltre a dodici scheletri umani e ad ossa di animali.

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