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ERICE

Ad Erice, splendida cittadina situata sulla vetta del monte omonimo ( m.751 s.l.m.),  ogni angolo del centro storico: le  vie, i caratteristici cortili fioriti, le chiese, i palazzi, le tre porte, il piccolo Museo Cordici, le vestigia elimo-puniche, raccontano la storia millenaria della città.

Il borgo nell’antichità fu abitato da Elimi, Punici, e Romani,  ma ebbe grande notorietà  in epoca romana per il santuario della Venere Ericina, molto frequentato dai naviganti, sorto nel sito dove oggi si erge il castello. Il culto della divinità, iniziato dai Sicani, mantenuto da Elimi e Fenicio-Cartaginesi, si diffuse in  tutto il Mediterraneo ed il santuario fu famoso per gli usi e i riti orientali come la prostituzione sacra e l’allevamento di colombe.

Dopo i Romani il tempio decadde rapidamente fino all’arrivo dei Normanni che ne fecero una delle roccaforti più importanti dell’isola.

La struttura architettonica attualmente visibile risale al XII secolo; fu realizzata utilizzando materiale del preesistente santuario romano, del quale rimane solo qualche tratto di muro e adattandola alla conformazione della rupe.

Nell’interno risiedettero i rappresentanti delle autorità regale: il Bajolo giudice civile ed esattore delle imposte, il Capitano Regio e successivamente il castellano.

Fino al XVI secolo il castello fu piazza reale spagnola, successivamente, tra il XVI e XVII, venne utilizzato come prigione. Nel 1628 il patrizio Alberto Palma acquistò, per la somma di 800 onze, la carica di castellano, fece colmare il fossato e costruire l’attuale scalinata d’accesso; in seguito la direzione delle carceri e la manutenzione della fortezza furono affidate ai suoi eredi.

Nel 1872 il Conte Agostino Pepoli restaurò a proprie spese le opere di fortificazione, ricostruì la torre pentagonale, sistemò il giardino pubblico attorno al castello facendo sorgere il bellissimo parco detto Balio, così chiamato perché creato sul piano nel quale un tempo risiedeva il Bajolo.

Allo stesso Conte Pepoli si deve la costruzione della cosiddetta Torretta Pepoli, un caratteristico edificio liberty, destinato a luogo di studio e di meditazione, in una posizione suggestiva e panoramica.

Dalle terrazze del Balio l’occhio gode di spettacolari panorami  sospesi tra cielo e mare: la città falcata di Trapani, le isole Egadi, lo Stagnone di Marsala, l’azzurro del Mediterraneo fino a Pantelleria e la costa africana, sono spettacoli unici e straordinari.

Inoltrandosi nel centro urbano si  percorrono le caratteristiche vie con l’originale pavimentazione a selciato: da quello più antico formato da sole pietre o con semplici guide, a quello del secolo XIX costituito da lastroni levigati, ad esagono allungato, che inquadrano le pietre. Le file dei lastroni talvolta diventano più spesse per agevolare il passaggio dei veicoli a ruota. Caratteristiche  sono  le venule in dialetto “vaneddi”, stretti vicoli, anche a gradini, creati a scopo di difesa e per  moderare la forza dei venti.

L’elemento più significativo dell’ edilizia urbana è il cortile la cui origine, in area mediterranea, va  ricercata nel peristiliumdella casa romana, nella corte araba, nel pathio spagnolo; in questo spazio comunitario appartenente spesso a più famiglie legate da vincoli di parentela, si aprono le porte di ingresso  alle abitazioni, le finestre e i balconi che danno luce ed aria agli ambienti interni. Quasi sempre una scala conduce al ballatoio del primo piano, con ringhiera a conci di tufo sistemati a pieno e vuoto, si da creare un caratteristico motivo a scacchiera.  Forti mensoloni sorreggono le lastre dei balconi sotto i quali si apre, di solito, una porta di ingresso. Tra le piante e i fiori dei cortili, alla cui coltivazione si dedicano amorevolmente le signore ericine, emergono due elementi caratterizzanti l’ambiente: il pozzo, di proprietà condominiale, talvolta scavato nella roccia e la pila, il lavatoio per il bucato a mano, ricavato da un unico blocco di pietra. Il prospetto sulla via della casa con cortile è generalmente semplice, con prevalenza di parti piene su parti  vuote: porte, finestre e balconi si aprono di preferenza all’interno, quasi a significare la privatizzazione dell’alloggio e l’intimità della vita familiare.

Nelle pasticcerie ericine si possono gustare i tipici dolci di badia, prodotti solo localmente, secondo le antiche ricette delle monache di clausura. Con antiche tecniche vengono prodotti anche bellissimi tappeti  al telaio e raffinate ceramiche. Erice  oggi  è conosciuta nel mondo per il prestigioso Centro di Cultura Scientifica Ettore Maiorana, frequentato da scienziati e studiosi di fama internazionale.

Erice: città situata sulla vetta del monte omonimo, a 751 metri s.l.m., ha antiche origini elime; successivamente abitata da punici, romani, bizantini arabi e normanni, conserva oggi l’aspetto medievale con vie strette, pavimentate a selciato. Vi si conserva il tratto nord-ovest delle mura, cosiddette “ciclopiche”, costruite dagli Elimi (VIII secolo a.C.), consolidate dai Punici (VI secolo a.C.), completate dai Normanni (XII secolo d.C.), lungo il quale si aprono tre porte: Spada, Carmine,Trapani.

Interessante  monumento è la chiesa Madre (secolo XIV) con attiguo campanile (secolo XIII); edificata nel secolo XIV, completamente rinnovata all’interno nel XIX, la chiesa custodisce pregevoli opere d’arte tra cui una ancona marmorea di Giuliano Mancino (1533).

Da visitare inoltre il castello normanno, costruito sui resti del tempio di Venere, i giardini del Balio, il Museo Cordici che raccoglie significative testimonianze archeologiche rinvenute ad Erice e dintorni, dipinti e sculture, tra cui una Annunciazionedi Antonello Gagini (1525), oltre che manufatti dell’artigianato artistico locale.  Ad Erice ha sede il “Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana”.

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